CONTATTI ORARIO MESSE MODULISTICA Verso la Venerabilità del Servo di Dio Don Felice Canelli Oltre la Porta RENDICONTO 8xmille

01 Aprile 2025

SALUTO DI S.E. MONS. GIUSEPPE MENGOLI AL PROCURATORE DOTT. NICOLA GRATTERI. 31 marzo 2025

Sono felice di darle il benvenuto, Egregio Procuratore. Grazie per aver accettato l’invito che la nostra Diocesi di San Severo le ha rivolto.

La saluto con le parole di Gesù, contenute in quella che può essere definita la magna carta del suo messaggio, la pagina delle beatitudini: “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Matteo 5, 6). Ho richiamato questa espressione perché in essa sono contenute una precisa visione dell’uomo, una condizione e, infine, una promessa.

La visione sull’uomo, innanzitutto, che si trova nel vangelo è la beatitudine. Essa può apparire troppo alta ed ambiziosa e per molti aspetti preclusa dall’orizzonte delle nostre possibilità storiche. Ma il Signore, vincendo ogni forma di cinismo e di rassegnazione, la ritiene possibile. Per ognuno. Strappare dalla scena della nostra esistenza la possibilità di essere beati, significa infatti cedere ad un collasso personale e sociale. Vuol dire mancare già in partenza il ‘progetto uomo’.

Nell’espressione evangelica, poi, c’è anche una precisa condizione, che è quella di aver fame e sete della giustizia. Non c’è il blando riferimento a un generico desiderio. Si allude alla fame e alla sete, che sono segni rivelatori di un disagio, ma anche di un bisogno; sono la viscerale espressione di una mancanza. Nella misura in cui, tuttavia, si sentono i morsi della fame e l’arsura torturante della sete, vuol dire che il corpo è vivo e che è spinto a reagire. Quasi a dire, che senza giustizia non c’è convivenza civile e, soprattutto, che per ottenere la giustizia bisogna volerla con tutto se stessi.

Gesù, infine, ci lascia una promessa: saremo saziati! Abbiamo bisogno di credere che i nostri sforzi non andranno persi e che non saranno vani. Saremo sazi di giustizia solo quando impareremo a coniugarla nei contesti in cui viviamo; non avremo più sete di essa quando nel nostro regime quotidiano non lasceremo che la paura e il sospetto e le prevaricazioni di ogni genere abbiano la regia. Solo così potremo presentarci senza vergogna davanti a Dio e lasciare che sia Lui stesso ad aggiungere ciò che manca ancora ai nostri sinceri sforzi.

La misura richiestaci, però, sarà la radicalità che si declina, senza eccezioni, in termini di franchezza, di coraggio, di verità, di seria professionalità e di passione. Chi dice di seguire il vangelo, infatti, non può concedersi deroghe, anche e soprattutto quando bisogna pagare di persona.

La nostra gratitudine va a lei, carissimo Dottore, non solo perché è qui con noi stasera, ma perché in lei riconosciamo i tratti di una testimonianza che ci dice con forza e soprattutto con scelte coraggiose che spendersi per la giustizia è urgente, necessario e possibile. Faccio mie, infine, le parole di don Lorenzo Milani che nella “Lettera ad una professoressa” affermava: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

“Sortirne insieme…”, allora: ci comunichi il modo in cui farlo. Accoglieremo volentieri il racconto della sua esperienza, per poi farne tesoro. Grazie ancora!

+ don Giuseppe

 

SALUTO AL PROCURATORE DOTT. NICOLA GRATTERI. 31 marzo 2025